Il territorio del Comune di Marano di Valpolicella occupa l’omonima vaklle (la più piccola delle valli che compongono la Valpolicella, compresa fra le valli di Negrar a est e quella di Fumane a ovest) e il versante orientale della Valle dei Progni fino al torrente Valsorda.
L’altitudine varia da m 150 slm nel fondovalle in prossimità con il confine col Comune di San Pietro in Cariano a m 788 slm del Monte Noroni, uno dei primi rilievi dei Monti Lessini, che si sviluppano verso nord in Comune di Sant’Anna d’Alfaedo.
La zona settentrionale del Comune fa parte del Parco Regionale della Lessinia.
La valle di Marano è percorsa dal progno o torrente omonimo, che dopo un tragitto nel Comune di San Pietro in Cariano sbocca nell’Adige in località Nassar.
Contrada Pezza
È fra le contrade meglio conservate della valle, con le sue corti rurali cui si accede attraverso monumentali portali ad arco. Suggestiva anche via Fontane che chiude la contrada sul versante nord e che porta a una monumentale fontana con lavelli. Pezza, un tempo, era il centro commerciale dell’alta valle di Marano: vi si trovavano tre negozi di generi alimentali con vendita di carne, due fornai, tre osterie, un fabbro, due falegnami, una merceria… La contrada era abitata al punto tale da ospitare le scuole elementari, le cui ultime classi erano frequentate anche da alunni provenienti da Marano capoluogo, Purano e San Rocco.
Valgatara: chiesa di San Marco
È una delle molte chiesette romaniche della Valpolicella nascoste fra campi e corti. Siamo in contrada Pozzo. In mezzo a un prato, occupato fino a 200 anni fa dal cimitero, la chiesa appare con la struttura delle origini romaniche (XIII sec.), la semplice facciata a capanna e il caratteristico campaniletto..
Sul fianco sud una bella Crocifissione ad affresco e, in un angolo del muro sud, una lapide romana con l’iscrizione IOVI OM. L’interno, ad unica navata con tetto a capriate, è decorato con affreschi risalenti alla fine del Trecento. La bella pala firmata dal fiammingo Michel Meeves nella cappella a nord è del Seicento.